PUNTI CHIAVE
- Il controllo dell’udito nei bambini è indicato quando compaiono segnali ricorrenti come mancata reazione ai suoni forti o improvvisi e voci familiari, difficoltà a comprendere frasi più complesse e a seguire conversazioni o storie raccontate, fatica a cogliere il riferimento a oggetti che non vengono indicati, ritardo nello sviluppo del linguaggio.
- Il pediatra è il primo riferimento: valuta i segnali segnalati dalla famiglia e indirizza verso l’otorinolaringoiatra pediatrico per una visita otorinolaringoiatrica e test audiometrici.
- Gli esami audiometrici vengono calibrati in base all’età del bambino e alla sua capacità di interazione: da test oggettivi nei neonati fino all’audiometria tonale a partire dai 6 anni.
Quando un bambino non risponde ai suoni, fatica a seguire le conversazioni o mostra difficoltà scolastiche non facilmente spiegabili, capire se l’udito è coinvolto diventa prioritario. I problemi uditivi nei bambini, se non riconosciuti per tempo, possono influire, infatti, sullo sviluppo del linguaggio e sul rendimento a scuola. Conoscere i segnali da osservare e sapere quali controlli richiedere è il punto di partenza per agire in modo tempestivo.
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Come capire se un bimbo ha problemi di udito?
I segnali di un possibile calo uditivo nei bambini possono essere diversi:
- mancata reazione a un suono o rumore forte e/o improvviso
- mancata risposta a suoni familiari, come il campanello o la voce di una persona conosciuta
- difficoltà a prestare attenzione quando gli si parla
- difficoltà a comprendere frasi più complesse
- fatica a comprendere il riferimento verbale a un oggetto o a un’immagine senza che venga indicato
- difficoltà a eseguire semplici istruzioni verbali senza il supporto di gesti
- scarso interesse o difficoltà a seguire una storia raccontata
- ritardo nello sviluppo del linguaggio e della comunicazione.
In ambito scolastico, i bambini con problemi di udito possono faticare a seguire le spiegazioni in aula, soprattutto a distanza o in ambienti con eco, e questo può tradursi in cali di attenzione, difficoltà di apprendimento o comportamenti che possono essere scambiati per disattenzione o scarsa motivazione.
Controllo dell’udito nei bambini: quali esami fare?
Il primo riferimento quando si sospetta una possibile alterazione della funzione uditiva è di norma il pediatra, che raccoglie i segnali riferiti dalla famiglia e valuta se sia opportuno indirizzare il bambino da un otorinolaringoiatra per una visita specialistica e degli esami audiometrici. L’audiometria infantile comprende molteplici tipologie di test, che si differenziano per modalità di esecuzione e grado di collaborazione richiesto al bambino, e sono volti a valutare la soglia uditiva.
Nei neonati e nei lattanti si utilizzano test oggettivi che non richiedono risposta del bambino. Le otoemissioni acustiche (OAE) – eseguibili durante il sonno spontaneo con una piccola sonda posizionata nell’orecchio – sono il test di screening universale neonatale: inviano stimoli sonori all’orecchio e ne registrano la risposta, individuando con elevata sensibilità i casi sospetti. Nei bambini con sospetto deficit, lo step successivo è l’ABR (potenziali evocati uditivi del tronco encefalico): anch’esso non invasivo, si esegue durante il sonno, con elettrodi adesivi posizionati sul capo.
Dai 12 mesi circa in poi è possibile ricorrere ai test di audiometria comportamentale, che valutano le variazioni del comportamento del bambino in risposta a stimoli sonori.
Dai sei anni in poi, è possibile utilizzare l’audiometria tonale con cuffie, analoga a quella dell’adulto.
In parallelo agli esami sulla soglia uditiva, a tutte le età è possibile eseguire l’impedenzometria, un esame obiettivo che valuta la funzionalità della membrana timpanica e della catena degli ossicini, particolarmente utile per diagnosticare l’otite media essudativa e il catarro tubarico, condizioni frequenti nei bambini che possono provocare ipoacusia.
LE DOMANDE PIÙ FREQUENTI DEI PAZIENTI
Le domande più frequenti dei pazienti
Quali sono i segnali di un possibile problema uditivo nei bambini?
I segnali più comuni includono la mancata risposta ai suoni forti o improvvisi e voci familiari, difficoltà a comprendere frasi più complesse e a seguire conversazioni o storie raccontate, fatica a cogliere il riferimento a oggetti che non vengono indicati, ritardo nello sviluppo del linguaggio.
A che età si può fare un esame dell’udito a un bambino?
I test obiettivi come le otoemissioni acustiche (OAE) e l’ABR possono essere eseguiti già nei neonati, durante il sonno, senza alcuna collaborazione. Dai 12 mesi circa si utilizzano invece i test di audiometria comportamentale, dai 6 anni è possibile eseguire i test di audiometria tonale previsti anche per gli adulti.
Chi si occupa del controllo dell’udito nei bambini?
Il primo riferimento è il pediatra, che valuta i segnali e indirizza se necessario all’otorinolaringoiatra pediatrico.
I test audiometrici per bambini sono dolorosi?
No, tutti i test audiometrici pediatrici sono non invasivi e privi di qualunque complicanza: si eseguono nel sonno o sotto forma di gioco, senza causare fastidio.
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